Atlante di dati aperti
Alberi, foreste e terra: dove stiamo andando. I dati aperti più recenti, fino al 2025, con le loro fonti e i loro limiti.
Nel 2025 nel mondo sono spariti alberi su 25,5 milioni di ettari. Un ettaro è un quadrato di 100 metri per 100, poco più di un campo da calcio.
Non sempre il bosco è perso per sempre: dopo un incendio o un taglio per il legname spesso ricresce. È perso per sempre quando al suo posto arrivano campi, pascoli o piantagioni (in marrone nel grafico): nel 2025 è successo su 5,7 milioni di ettari. La causa che cresce di più sono gli incendi: 2,5 milioni di ettari nel 2001, 11,1 nel 2025, con il record di 13,8 milioni nel 2024.
I dati vengono dai satelliti di Global Forest Watch e contano le aree dove gli alberi coprivano almeno il 30% del suolo. Le cause sono stimate con un modello: sono affidabili per le tendenze, non per il singolo campo.
Sono le foreste tropicali che l'uomo non ha mai abbattuto in tempi recenti: le più ricche di specie e di carbonio. Nel 2025 ne sono andati persi 4,3 milioni di ettari: il 36% in meno del 2024, l'anno record (6,7 milioni), quando gli incendi ne avevano bruciati 3,3. Ma è ancora il 46% in più di dieci anni prima.
Il Brasile resta il Paese che ne perde di più: 1,6 milioni di ettari, il 42% in meno rispetto al 2024.
Sul lungo periodo la FAO, che misura la superficie forestale con dati nazionali e satellitari, stima che la deforestazione nel mondo sia scesa da 17,6 milioni di ettari l'anno nel 1990–2000 a 10,9 nel 2015–2025. FAO 2025
migliaia di ettari · tra parentesi il confronto con il 2024
Quasi sempre una foresta viene abbattuta per produrre qualcosa da vendere. Uno studio pubblicato nel 2026 ha seguito 184 prodotti in 179 Paesi dal 2001 al 2022. Il risultato: il 41% della foresta abbattuta è servito a fare spazio ai pascoli per la carne bovina, e circa due terzi di questa perdita è avvenuta in Brasile. Al secondo posto ci sono i semi oleosi (16%), soprattutto palma da olio (9%) e soia (5%).
La soia però non finisce soprattutto nel tofu. Il 77% diventa mangime per animali: polli e galline (37%), maiali (20%), pesci d'allevamento (6%). Solo il 7% è mangiato direttamente dalle persone. Dietro una parte della deforestazione «per la soia» ci sono quindi anche carne di pollo e di maiale, uova e latte.
Crescendo, gli alberi tolgono anidride carbonica (CO₂) dall'aria e la trasformano in legno, foglie e radici. Secondo Global Forest Watch le foreste del mondo ne tolgono in media 14,4 miliardi di tonnellate ogni anno.
Quando vengono tagliate o bruciano, quel carbonio torna nell'aria: 11,9 miliardi di tonnellate nel 2025, più del doppio del 2001 (5,0). Per ora le foreste tolgono dall'aria più CO₂ di quanta ne restituiscano. Ma se le perdite continuano a crescere, questo vantaggio si riduce.
Stime del modello di Global Forest Watch (Harris e colleghi, 2021, aggiornato). Le emissioni comprendono anche boschi che poi ricrescono. L'assorbimento è una media degli anni 2001–2025, non un valore anno per anno.
Campi e pascoli occupano 47,7 milioni di km², più di tutte le foreste del pianeta (40,4 milioni di km²). Dal 1961 la terra agricola è cresciuta di 4,7 milioni di km². Da una ventina d'anni il totale mondiale è quasi fermo: in alcune regioni si abbandonano campi, nei tropici si continua ad abbattere foresta per farne di nuovi.
Le foreste di questo grafico vengono dalla serie della Banca Mondiale, che si ferma al 2022 e non comprende ancora la revisione FAO del 2025 (4,14 miliardi di ettari).
Ogni anno bruciamo petrolio, gas e carbone e abbattiamo foreste. Negli ultimi dieci anni, dal 2015 al 2024, su 100 tonnellate di CO₂ emesse circa 48 sono rimaste nell'aria. Le altre, in media 22 miliardi di tonnellate l'anno, le hanno assorbite gli oceani, le piante e il suolo. Senza questo aiuto la CO₂ nell'aria crescerebbe circa 2,1 volte più in fretta.
La deforestazione pesa due volte: libera CO₂ e toglie alberi che la assorbirebbero. Negli stessi anni ha emesso in media 5,0 miliardi di tonnellate l'anno, 12 su 100 emesse. Con un calcolo semplificato, senza quella CO₂ la concentrazione nell'aria salirebbe circa il 12% più lentamente: 0,31 ppm in meno ogni anno, su un aumento medio di 2,58 ppm (ppm vuol dire «parti per milione»: quante molecole di CO₂ ci sono ogni milione di molecole d'aria).
Come è fatto il calcolo: la CO₂ rimasta nell'aria si ricava dall'aumento misurato ogni anno a Mauna Loa, nelle Hawaii (1 ppm corrisponde a circa 7,8 miliardi di tonnellate di CO₂, secondo il Global Carbon Project). Quella assorbita è la differenza fra quanta ne emettiamo e quanta ne resta nell'aria. I singoli anni cambiano molto per il fenomeno climatico El Niño e per gli incendi.
Scegli due serie di dati sul pianeta e guarda se si muovono insieme. Attenzione: due cose che crescono entrambe nel tempo sembrano sempre legate, anche quando non lo sono. Per questo la pagina fa anche una prova più severa: guarda se, da un anno all'altro, quando una cambia cambia anche l'altra.